22.11.06

Una metafora di gruppo 

posted in voci - by Mariano per gentile concessione a LucaniArt

di Mariano Lizzadro

Era un ciclista. Dilettante e gregario portava le borracce per il proprio capitano. Quindi come dicevano i cronisti era un atleta importante per il gioco di squadra. Siamo ad una tappa molto importante, che le testate giornalistiche non esitano a definire come una delle tappe più importanti di tutto il giro. L’inizio è fatto di spintoni di grinta e di agonismo, non che nel resto di una tappa non ci siano momenti come questi, ma all’inizio di una tappa c’è sempre la bagarre. Allora ecco tutta la squadra reagire e lottare per conservare le prime posizioni. I primi posti sono fondamentali per una tappa come questa di oggi fatta di salite impervie e discese ripide. Con tutta la squadra andiamo in avanscoperta insieme ad un drappello di avversari. Per fare la lepre o l’apripista ci vuole comunque del talento, nel ciclismo come nella vita pochi riescono ad improvvisare, bisogna allenarsi durante tutto l’anno. Il gruppo si era allenato bene di modo che ognuno conosceva a memoria le capacità e i limiti degli altri. L’importante è rimanere insieme specialmente in una tappa come quella di oggi. Inizia la prima asperità sembra non finire mai. Questa montagna vista da sotto sembra altissima, poi pian piano arrampicandoci ci è sembrata meno dura. Attenzione inizia la discesa: lavoro per tutti. In una discesa si può cadere più facilmente che in salita quindi bisogna scortarsi vicendevolmente, bisogna prendere i rifornimenti, i fogli di giornale per proteggersi dal freddo e coloro che sono capaci debbono disegnare le traiettorie, facendo prendere bene le curve agli altri. In una discesa a volte si rischia anche di morire. Per fortuna siamo arrivati giù tutti sani e salvi. Inizia la pianura. Quando la strada è pianeggiante i passisti ossia quelli del gruppo che riescono ad andare con un’andatura regolare debbono portarsi in testa al gruppo e tirare. Quindi avanti quelli fra noi che hanno più birra in corpo, si mettano in testa al gruppo a tirare. Fra un po’ dovrebbe arrivare una montagna altissima l’ultima asperità della giornata. L’arrivo in cima di oggi potrebbe rivoluzionare la classifica generale. Nel frattempo vado a chiedere consigli tecnici e tattici all’ammiraglia dove ci sono i responsabili. Sono in cinque: c’è il team manager, il secondo, l’allenatore in prima, quello in seconda e l’autista. Mi passano un foglietto da dare ai miei compagni. Eseguito. Ci intendiamo con un occhiolino col team manager, dopo tanti anni di corse, difficoltà e incidenti ci basta una semplice occhiata per intenderci. Già penso all’ultima salita di oggi. Se ci riesco vorrei dare proprio su quella montagna il mio meglio per oggi. Attenzione. Scatti e contro-scatti in una salita finale imparare ad osservare gli altri è fondamentale. Osservare col cuore e con la mente lucida sia le difficoltà che anche capire la propria forza e dosarla. Ma soprattutto osservare gli altri: aiutare i propri compagni in difficoltà e badare agli avversari che non tentino un allungo. Siamo al finale il mio capitano decide di andarsene da solo fino alla vittoria, i compagni che non ce la fanno più vanno su col proprio passo, io con loro proseguo col mio passo. Non importa arrivare fra i primi. Importante e è aver dato anche oggi il massimo. All’arrivo siamo tutti stremati. Qualcuno viene intervistato, qualcun altro verrà intervistato nei prossimi giorni. Il nostro capitano ha conquistato la classifica a punti, noi siamo felici per lui, con lui … e siamo primi in classifica generale!

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